Protest the Hero – Palimpsest

Band: Protest The Hero Album: Palimpsest Genere: Progressive Metal Uscita: 19/06/2020 Nazione: Canada 🇨🇦 Etichetta: Spinefarm

Protest The Hero, una delle band più folli degli ultimi tempi, torna dopo 7 anni dal preziosissimo “Volition” (2013) e dopo 5 anni dall’EP “Pacific Myth”, due ottimi manifesti e dunque le aspettative erano certamente alte. “Palimpsest” ci sbatte in faccia senza troppi complimenti i riff e gli obbligati intricati e cervellotici sapientemente costruiti dall’accoppiata chitarristica composta da Luke Hoskin e Tim Millar, come sempre sorretti chirurgicamente da una ritmica martellante ed eclettica , ma a differenza di “Volition” entrano in scena sprazzi ben mirati di sintetizzatori mai invasivi e ben dosati che vanno ad arabescare delicatamente i pezzi dell’album e a rappresentare un elemento di novità rispetto ai precedenti lavori e che indubbiamente rappresentano l’attitudine della band a non lasciar mai stagnare il loro sound, rimpolparlo, ripulirlo pur rimanendo sempre coerenti con sè stessi. Non a caso, “Palimpsest” appare più coeso e compatto come album nella sua totalità rispetto ai precedenti, ne perde però in originalità e in aggressività. Più in generale, i pezzi di “Volition” presentavano un maggiore impatto e una spiccata spigolosità e propensione all’assalto frontale dell’ascoltatore e una sommaria personalità più marcata nel sound messo in gioco, “Palimpstest” risulta invece più maturo ma meno geniale e personale nella composizione dei pezzi. Infine, ma non per ultimo, la performance vocale di Rody Walker, frontman iconico della band che anche qui sfodera tutta la sua estensione vocale, regalandoci una performance con vette assurde e inimmaginabili, peccato che il concept musicale dell’album non gli consente di giocarsela liberamente tra clean vocals e scream/growl come in “Volition” ma comunque di esprimersi in note acute e crescendi molto commuoventi. Traendo le somme, “Palimpsest” si assesta un piccolo gradino sotto “Volition” (per impatto e originalità dei pezzi) e “Fortress” (per sperimentazione ed innovazione), ma se non è dunque il loro capolavoro definitivo è da considerare certamente una piacevole riconferma.

Consigliato a chiunque riesca a seguire i tecnicismi strumentali che sorreggono i pezzi, il resto vien da sé.

Voto: 80/100

Qui il video ufficiale di “From The Sky”